C’era una volta un’aristocratica austriaca che amava molto la musica e che un giorno, in occasione del Festival di Salisburgo, decise di aprire la propria dimora ad ospiti speciali. Lo fece principalmente per il suo piacere e, con personaggi come Bruno Walter e Arturo Toscanini seduti al pianoforte, il piacere fu ancora maggiore anche per gli altri ospiti.
Quarant’anni più tardi, un suo pronipote si trovò nella necessità di ospitare clienti paganti per mantenere la proprietà che risaliva al 14° secolo, proprio come facevano anche proprietari di altri romantici castelli e stupende dimore. Questi proprietari decisero perciò di unire le loro forze per creare un vero e proprio stile di ospitalità colta. Così è nata la famiglia degli Schlosshotel.
Come succede in ogni famiglia, tutti i proprietari si scambiarono le loro storie e i loro punti di vista, spesso in occasione di una gustosa cena o anche solo davanti al camino. E si trovarono d’accordo sui principi più importanti della loro collaborazione: la loro individualità non sarebbe mai stata messa in discussione; gli ospiti avrebbero dovuto sempre sentirsi come a casa loro e non come in un qualsiasi albergo; il personale avrebbe dovuto avere una vera e propria vocazione al ricevimento e l’obbiettivo comune era quello di mantenere e migliorare in ciascuna proprietà l’eredità del passato a beneficio delle generazioni future.
Inoltre, c’era un altro fattore che univa questi proprietari colti, qualcosa che divenne sempre più evidente mano a mano che i loro ospiti - famosi e non – si passavano parola. Perché ogni singolo cliente aveva una sua storia Schlosshotel preferita da raccontare, proprio come ogni singolo proprietario. Infatti gli Schlosshotel sono veri e propri Storyhotel, come non ce ne sono altri.
Questo Schloss ha un grande pianoforte su cui un antenato scrisse “Il Danubio Blu”, ma chissà quali storie ha sentito quel pianoforte!. Quel Burg ha i suoi fantasmi e il suo “Paziente Inglese”, la cui nascita fu salutata da una visita spettrale. Allo stesso modo questo venerabile Castello può vantare di non aver visto mai niente di più di qualche scaramuccia. E poi vicino al lago, dove un filosofo stabilì il suo “buen retiro”, si trasferì anche Edoardo Duca di Windsor che lo definì il suo “luogo di pace” dopo aver abdicato.In ottanta anni la storia di questa ospitalità colta si è arricchita di molti capitoli, mano a mano che la famiglia Schlosshotel si è allargata davanti allo stesso scoppiettante camino aggiungendo nuova linfa alla leggenda degli alberghi da favola.
E da quando brandstory ha mostrato ai proprietari degli Schlosshotel quali vantaggi risiedono nelle loro storie individuali, molti hanno scritto la loro storia particolare. Ma girate le pagine della nostra preferita, quella di Villa Astra…
